Introduzione

Si parla spesso della conquista della Natura. Si dice anche che la vera ragion d'essere degli uomini sia proprio questa conquista. Che cosa vuole realmente esprimere l'idea?

La scienza moderna ha un suo modo particolare di conquista. Ha raggiunto una certa capacità di controllo e di conquista ed anche un notevole dominio su certi settori; ma per quanto grande e sorprendente possa sembrare sul proprio terreno, non arriva a scalfire l'uomo nella sua profonda realtà e non cambia in nulla il suo destino e il suo essere, in quanto la parte più vitale della natura è la regione delle forze di vita, dei poteri, della malattia, dell'età e della morte, della lotta, dell'avidità, della cupidigia e di tutti gli istinti animali nell'uomo e di tutte le forze oscure e primitive, le forze dell'ignoranza, che rappresentano la parte vera e fondamentale della natura e del mondo in cui l'uomo si dibatte. Elevandoci nel mondo della mente, troviamo una regione chiaroscura in cui la menzogna si riveste di verità, i pregiudizi circolano come verità e le semplici nozioni governano come se fossero veri e profondi ideali.

Questa è la natura attuale dell'uomo con i suoi centri mentali, vitale e fisico, la natura inferiore di cui parlano gli antichi saggi, quella che lo vincola inesoralbilmente alle basse regioni, inesoralbilmente in un dharma inferiore, in un modo di vita imperfetto.

Nessuna azione umana, sia questa perfetta o imperfetta, ha il potere di cambiare, neppure dello spessore di un capello, la rotta che la natura si è da tempo tracciata. La natura e la società umana sono sorte e vengono dirette dalle forze di questa natura inferiore e, quali che siano i ritocchi e le variazioni che apportiamo a questi elementi di apparenza, lo schema generale e la forma fondamentale di vita non cambiano. Per spostare la terra e darle un'altra orbitra si deve trovare un punto di appoggio fuori dalla terra stessa.

Conquistare la natura non significa altro che questo. Sri Aurobindo non predica l'abbandono della vita e un ritiro nell'infinito passivo e silenzioso; lo scopo della vita secondo lui, non è l'estinzione della vita.

La sua sadhana parte dalla percezione di un potere situato al di là della natura ordinaria: il punto d'appoggio come abbiamo detto, fuori della terra. Il primo passo è la scoperta è la manifestazione di una nuova coscienza che, mediante la propria pressione ed il compimento della sua legge, produrrà un rovesciamento assoluto della natura dell'uomo. L'umanità è in mano agli usura che creano l'uomo a loro immagine, Per sloggiarli, gli dèi, con tutta la loro potenza, devono incarnarsi nell'essere umano ed entrare nel gioco. E' un impresa formidabile, che molti giudicheranno impossibile, ma è certamente ben lontana dal quietismo e dalla passività.

L'insegnamento di Sri Aurobindo parte da quello degli Antichi saggi dell'India che sostenevano che dietro alle apparenze dell'universo vi è la realtà di un essere della coscienza, un sé di tutte le cose, uno ed eterno. Tutti gli esseri sono uniti in quell'unico sé e spirito, ma divisi da una certa separatività di coscienza, un'ignoranza del loro vero sé e realtà nella mente, nella vita e nel corpo.

E' possibile, per mezzo di una disciplina psicologica, rimuovere questo velo di coscienza separativa e divenire consci del vero sé, della divinità in noi e in tutto, L'insegnamento di Sri Aurobindo stabilisce che questo unico essere e coscienza è involuto qui nella materia. L'evoluzione è il metodo grazie al quale libera sé stesso; La coscienza appare in ciò che sembra essere incosciente e, una volta apparsa, è automaticamente spinta a crescere sempre più in alto e allo stesso tempo ad ampliarsi e a svilupparsi verso una sempre più grande perfezione. La vita è il primo passo di questa liberazione di coscienza; la mente è il secondo; ma l'evoluzione non termina con la mente, attende di rivelarsi in qualcosa di più grande, una coscienza che sia spirituale e supermentale. Il prossimo passo dell'evoluzione deve essere verso lo sviluppo della supermente e dello spirito come il potere dominante dell'essere cosciente. Perché solo allora la divinità involuta nelle cose rivelerà se stessa interamente e sarà possibile alla vita manifestare la perfezione. Ma, mentre i primi passi dell'evoluzione furono intrapresi dalla natura nella pianta e nella vita animale senza una volontà cosciente, nell'uomo la natura diviene capace di evolvere grazie alla volontà cosciente nello strumento. Non è tuttavia per mezzo della volontà mentale nell'uomo che questo può essere fatto compiutamente, perché la mente giunge solo fino ad un certo punto e dopo questo può solo muoversi in tondo. Deve essere attuata una conversione, un rivolgimento della coscienza con il quale la mente deve essere cambiata in un principio superiore.

Questo metodo è da ricercarsi attraverso l'antica disciplina psicologica e alla pratica dello yoga. In passato era stato tentato con un allontanamento dal mondo e una scomparsa nelle altezze del sé, o dello spirito. Sri Aurobindo insegna che è possibile una discesa del più alto principio, che non rivelerà semplicemente il sé spirituale fuori del mondo, ma lo rivelerà nel mondo, rimpiazzerà l'ignoranza della mente o la sua limitatissima conoscenza con una verità coscienza supermentale. Questa sarà uno strumento del sé profondo che renderà possibile all'essere umano scoprire se stesso dinamicamente cosi come interiormente e svincolarsi dalla sua umanità ancora animale in una razza più divina. La disciplina psicologica dello Yoga può essere usata a questo fine, aprendo tutte le parti dell'essere verso una conversione o una trasformazione attraverso la discesa e l'operare di un più alto principio supermentale ancora celato. Questo cambiamento, tuttavia non può essere fatto all'improvviso, o in breve tempo, o per mezzo di una trasformazione rapida o miracolosa. Molti passi devono essere intrapresi dal ricercatore prima che la discesa supermentale sia possibile. L'uomo vive, per lo più, nella sua mente, vita e corpo superficiali, ma vi e un essere profondo in lui con più grandi possibilità al quale deve risvegliarsi, perché ora egli riceve da questo essere un'influenza assai ridotta ed è questa che lo spinge verso una costante ricerca di una più grande bellezza, armonia, potere e conoscenza. Il primo sviluppo dello Yoga è perciò quella di aprire le distese di questo essere interiore e di vivere da lì verso l'esterno, di governare la sua vita esteriore per mezzo della luce e della forza interiore. Nel fare questo egli scopre in se stesso la sua vera anima che non è la commistione esterna gli elementi mentali, vitali e psichici, ma qualcosa della realtà che sta dietro a loro, una scintilla originata dall'unico fuoco divino. Deve apprendere a vivere nella propria anima e a purificare e orientare, per mezzo di questa guida verso la verità, il resto della natura. A quel punto può esserci un'apertura verso l'alto e la discesa di un più principio dell'essere. Ma persino allora non si tratta della piena luce e forza supermentali, giacché vi sono parecchi campi di coscienza fra la mente ordinaria e umana e la verità coscienza supermentale.

Questi campi di coscienza intermedi devono essere aperti e il loro potere fatto discendere nella mente, nella vita e nel corpo. Solo in seguito il pieno potere della verità coscienza potrà lavorare nella natura. Lo sviluppo di questa autodisciplina, o Sadhana, è di conseguenza lungo e difficile, ma persino una piccola parte di esso è un grande guadagno perché rende la realizzazione e la perfezione ultime più possibili. Vi sono molte cose che appartengono a sistemi più antichi che sono necessarie sulla via: un'apertura della memte a più grandi comprensioni e al senso del sé e all'infinito, un emergere in ciò che è stata chiamata la coscienza cosmica, il controllo sui desideri e sulle passioni; un ascetismo esteriore non è essenziale, ma sono indispensabili la conquista del desiderio e dell'attaccamento e un controllo del corpo e delle sue necessità, le sue bramosie e i suoi istinti.

Vi è una combinazione dei principi dei vecchi sistemi: la via della conoscenza attraverso il discernimento della mente fra la realtà e l'apparenza, la via del cuore, della devozione, dell'amore e del dono di sé, e la via delle opere che volge la volontà dagli interessi egoistici verso la verità e il servizio di una più grande realtà che non sia l'ego. Per questo, l'intera natura deve essere esercitata affinché possa rispondere e venire trasformata ogni qualvolta una più grande luce e forza operi in essi. In questa disciplina l'ispirazione del maestro e il suo controllo e la sua presenza nei momenti di difficoltà sono indispensabili,perché sarebbe altrimenti impossibili superarli senza un gran numero di ostacoli ed errori che impedirebbero ogni possibilità di successo. Il maestro è qualcuno che ha raggiunto una coscienza e uno stato d'essere più alti ed è spesso visto come la loro manifestazione o il rappresentante. Egli non aiuta solo grazie al suo insegnamento e in misura maggiore con la sua influenza ed esempio, ma con il potere di comunicare agli altri la sua propria esperienza. Questo è l'insegnamento e il metodo d'azione di Sri Aurobindo. Non è suo scopo sviluppare alcun tipo di re4ligione o di amalgamare le religioni più vecchie, o di fondare alcuna nuova religione, poiché ciascuna di queste cose allontanerebbe dal suo scopo centrale. La sola meta di questo Yoga è un autosviluppo interiore per mezzo del quale chiunque lo segua possa col tempo scoprire l'unico sé in tutti ed evolvere una più alta coscienza di quella mentale, una coscienza spirituale e supermentale che trasformerà e divinizzerà la natura umana.

(Sri Aurobindo - Ashram)