La Vita Di Sri Aurobindo

II Parte

Lo Yoga e gli yoga, la sintesi

Ecco alcuni passi tratte dalle prime pagine della Sintesi dello Yoga: " Con questo termine [yoga] intendiamo uno sforzo metodico di perfezione di sé [...] e la ricongiunzione dell'individuo umano con l'Esistenza Universale e trascendente": è evidente qui il riferimento al significato originario di yoga, inteso appunto come processo di unione tra il sé e il Divinoo; poi Sri Aurobindo continua: "La vita intera è un immenso yoga della Natura; è la Natura che cerca di realizzare la sua perfezione [...] per fondersi nella stessa realtà divina. Con l'uomo che ne è la manifestazione pensante, essa ha per la prima volta ottenuto su questa terra strumenti coscienti e attivi, atti a realizzare più rapidamente e più potentemente questo alto destino"; quindi lo yoga è già in opera nella natura, e nell'uomo - che è parte della natura, ma differente da essa in certi aspetti in quanto cosciente e attivo - questo processo può realizzarsi più ''rapidamente'' e ''potentemente''.

E proseguendo: " I diversi sistemi di yoga non hanno quindi altro compito che di selezionare o accelerare ciò che la grande Madre già compie nel suo immenso sforzo ascensionale su larga scala, ma senza ordine, e con profusione di materiali e di energie, attraverso un'infinita varietà di combinazioni".

In questo passaggio si ribadisce che nella natura l'evoluzione yogica avviene in modo frammentario, molto lentamente, attraverso un lungo processo di prove, fallimenti, riprove, nuovi tentativi; contrariamente, mediante uno yoga vissuto coscientemente dall'uomo questo processo di elevazione al divino viene notevolmente accelerato e ottimizzato.

Ed infine: "L'utilità vera dello Yoga e il suo ultimo fine non possono essere raggiunti che quando lo yoga, cosciente nell'uomo, incosciente nella Natura, coincide con la vita stessa, cosi cosi che si possa dire [...] Tutta la vita è yoga".

Quindi lo yoga produce o rende rapido quel processo di evoluzione già presenti nella natura: l'uomo, cosi come noi oggi lo conosciamo, è solo una fase intermedia di passaggio evolutivo. L'evoluzione prodotta dallo yoga condurrà a una nuova tappa di spiritualizzazione sia dell'uomo che della realtà.

Hata Yoga

Considerando Sri Aurobindo, bisognerà non fare confusione sulla parola "yoga". Se si sente "yoga" con molta probabilità si penserà subito allo yoga come noi lo conosciamo, cioè come siamo abituati a conoscere i vari tipi di yoga. Ad esempio l'hata yoga, lo yoga del corpo, con le varie ananas (posizioni), oppure il raja yoga, lo yoga della mente, della meditazione, ecc.

Sri Aurobindo è critico rispetto alle diverse forme di yoga che si sono formulate e praticate nella storia pluri-millenaria dell'India. Abbiamo già detto che anche per Sri Aurobindo lo Yoga è unione, unione tra la coscienza umana e quella divina. Un'unione che, a seconda delle prerogative delle singole persone, può avvenire attraverso il corpo, mediante le azioni, nella mente, ... Non c'è in ultima analisi un solo ed unico tipo di yoga, valido per tutti. Nella visione di Sri Aurobindo, i vari yoga che si sono praticati fino ad ora utilizzano uno o un gruppo di poteri per l'esistenza umana e lo utilizzano con l'obiettivo del raggiungimento dell'Essere divino; nel suo yoga integrale invece non uno ma tutti i poteri, di tutti gli yoga, possono entrare in gioco. Prendiamo come esempio l'hatha yoga il cui strumento è il corpo e i suoi poteri. Il corpo viene purificato,calmato i poteri vengono concentrati, fusi, elevati, per poi essere riversati nel centro fisico del corpo umano in cui la coscienza divina è assopita, cioè nel muladhara, alla base della colonna vertebrale. Ma in questo yoga dov'è il problema per Sri Aurobindo? Egli dice che la procedura dell'hatha yoga è troppo laboriosa, troppo lunga e ardua con l'impiego di troppo tempo e tanta energia. E con quali risultati? Grande vitalità, lunga vita, buona salute, ecc. Solo che questi risultati sono fini a se stessi, sono ricercati e ottenuti cioè in un ottica egocentrica di miglioramento fine a se stesso della propria persona. In realtà, dice Sri Aurobindo, io mi immiserisco, mi separo dalla vita sociale, non disponendomi in un atteggiamento di apertura e donazione al mondo. La conclusione è - sono parole sue: " Lo Hatha yoga raggiunge risultati considerevoli. ma di non grande utilità e a prezzo esorbitante".

Raja yoga

Consideriamo il Raja yoga. Per quanto riguarda questo tipo di yoga, lo strumento preso in considerazione è la mente. La mente va purificata, disciplinata e diretta verso l'essere divino: in questo modo la mente si depura dalle sue agitazioni, dalle emozioni, dalle abitudini inveterate del pensiero e con una capacità di concentrazione fortificata giunge ad uno stato di tale assorbimento da cadere in trance. In questo stato di estasi si conseguano poteri yogici fuori dall'ordinario e perdendosi nella coscienza suprema, si unisce al divino. Il problema però, Secondo Sri Aurobindo è che questa perfezione e assorbimento dipendono dal raggiungimento di stati anormali e eccezionali della mente. appunto delle trance. Questa condizione fa si che nel raja yoga vi sia una sorta di separazione dalla vita fisica, mentre per Sri Aurobindo tutto l'essere umano deve essere conquistato della disciplina yogica, e ciò che viene ottenuto a livello della mente deve abbracciare anche la sfera fisica dell'uomo. Sri Aurobindo, giudicando il raja yoga, scrive: " Il nostro obiettivo è invece quello di rendere la vita spirituale e le sue esperienze totalmente attiva e utilizzabile allo stato di veglia, e perfino nell'uso normale delle nostre facoltà".

Bhakti yoga - Jnana yoga - Karma yoga

C'è poi in India la tradizionale tripartizione della via della devozione, della conoscenza e delle opere. Quindi i tre tipi di yoga: bhakti yoga, jnana yoga, e karma yoga. Qui gli strumenti con cui si lavora sono il sentimento per il bhakti yoga, l'intelletto per lo jnana yoga, la volontà attiva per il karma yoga. La critica di Sri Aurobindo a questa ripartizione è che di solito si sceglie una delle tre vie a scapito delle altre due, e qualche volta facendole scontrare fra loro piuttosto che armonizzarle in una sintesi integrale. Poi rimane ancora la solita questione: anche questi tipi di yoga mirano ad abbandonare il mondo, non si pongono la questione della sua trasformazione, ma lo lasciano a sé, con il suo peso di sofferenza e morte.

Tantra yoga

Infine vi è la via tantrica. Sri Aurobindo è molto vicino a questo criterio. Perché? Perché negli altri yoga la questione è - in sintesi - quella di allontanarsi dalla natura, in una evasione verso il divino in alto: pertanto c'è un'opposizione conflittuale tra il divino, la perfezione,la purezza,da una parte e la natura e la materia, ciò che è considerato basso, dall'altra. Nel tantra invece vi è l'idea di un'energia nella natura,la Prakriti, che si concretizza nell'universo portandolo al compimento della perfezione. Quindi lo yoga tantrico non rifugge il mondo, la natura, ma vi si confronta, riconoscendolo come luogo di manifestazione dell'Assoluto: non da rifuggire, ma da divinizzare. Nel presente il problema dello yoga tantrico, secondo Sri Aurobindo, è dato dal fatto che i suoi originari principi, nel tempo, sono andati perduti, si sono trasformati in una serie di indicazioni, di oscure tecniche, di formule vuote e di difficile comprensione.

In conclusione quindi: i vari tipi di yoga, con la parziale esclusione del tantra yoga, sono vie di fuga dal mondo in direzione di Dio. Di fatto Sri Aurobindo non ritiene che il dovere del vero yoga sia fuggire dal mondo. Ci vuole invece una sintesi armonica, perché lo scopo è la trasformazione integrali del nostro essere in relazione ad una vita divina.

Quindi lo scopo dello Yoga integrale di Sri Aurobindo non è la mena liberazione fine a se stessa, come invece accade più o meno in tutti gli altri yoga, bensì la divinizzazione dell'intera realtà. "Anche se con lo yoga si ottiene la liberazione e anche tutto il resto, non devono essere questi i nostri scopi, il Divino soltanto è il nostro scopo". E' ancora: "Che il nostro sia il sentiero della perfezione. non dell'abbandono; che il nostro scopo sia la vittoria della battaglia, non la fuga da tutti i conflitti"Negli altri Yoga si mira ad un abbandono del mondo per raggiungere un Nirvana o un Paradiso; nello Yoga di Sri Aurobindo si mira a un cambiamento della vita intera e dell'esistenza tutta. Negli altri yoga lo scopo è un raggiungimento della realizzazione individuale; nello yoga di Sri Aurobindo si mira a ottenere una vittoria per la coscienza terrestre, per un compimento cosmico e non al di là del cosmo.