Sri Aurobindo

Sadhana e concentrazione

 

 

 

Sadhana

(...) Sadhana è la pratica dello Yoga.

La sadhana è basata sul fatto che una discesa di forze dai piani superiori e un'ascesa della coscienza inferiore ai piani superiori, è il mezzo per trasformare la natura inferiore, anche se prende molto tempo e la completa trasformazione può soltanto avvenire con la discesa supermentale.

(...) La sadhana del nostro Yoga non procede da alcun insegnamento mentale fisso, né da forme prescritte di meditazione, mantra o altro, ma da un'aspirazione, una concentrazione interiore o diretta verso l'alto, da un'apertura all'influsso, al Potere Divino al di sopra di noi e alla sua azione, alla presenza Divina nel cuore, e dal rifiuto di tutto ciò che è loro estraneo. Solo la fede, l'aspirazione e la sommissione possono produrre quest'apertura.(...)

 

Tapasya - Aradhana - Dhyana

 

Tapasaya è la concentrazione della volontà, per ottenere risultati nella sadhana e conquistare la natura inferiore.

L'aradhana è l'adorazione del divino. l'amore il dono di sé l'aspirazione al Divino, l'invocazione del nome la preghiera.

Dhyana è la concentrazione interiore della coscienza, la meditazione, l'interiorizzazione nello stato stato di samadhi. Dhyana, tapasya e aradhana sono tutte parti della sadhana.(...)

 

Concentrazione

(...)Generalmente la coscienza si diffonde dappertutto. si disperde e va in questa o in quella direzione, dietro quel soggetto o qull'oggetto indefinitivamente. Quando si vuol fare qualcosa di serio, come prima cosa si deve richiamare a sé tutta la coscienza dispersa e concentrarsi.

Allora, se si osserva da vicino, si vede che la coscienza è spinta a concentrarsi in un solo punto, su una sola occupazione, soggetto o oggetto, come quando si compone una poesia o un botanico studia un fiore. Il luogo è generalmente in qualche parte del cervello e del cuore, a seconda che ci si concentri nel pensiero o nei sentimenti. La concentrazione yoghica è semplicemente un'estensione e un'intensificazione della stessa operazione.(...)

 

Tipi di concentrazione

(...) > Si può fare su un soggetto, come quando si fa tratak (fissare e concentrarsi n.e.) su un punto luminoso; ci si deve allora concentrarsi in modo da vedere solo quel punto e non avere nessun altro pensiero.

> Si può anche dirigere la concentrazione su un'idea, una parola o un nome: l'idea del Divino, la parola Om, il nome Krishna, o sull'associazione di un'idea e una parola, o un'idea e un nome.

>Ma quando si è più avanzati nello yoga, ci si concentra anche su un luogo speciale.

>Vi è la regola molto conosciuta di farlo tra le sopracciglia, e là che risiede il centro della mente interiore, della visione occulta e della volontà. Ciò che si deve fare è pensare intensamente di là  all'oggetto che si e scelto per la nostra concentrazione, oppure di là cercare di averne un'immagine. Se vi riuscite sentirete dopo un certo tempo che la vostra coscienza è centrata in quel punto; per il tempo della concentrazione, beninteso. Dopo averlo fatto per un certo peridio e spesso diventerà facile e normale.(...)

 

 

La concentrazione nello Yoga integrale

(...)Nel nostro Yoga, il cuore dovrebbe essere, in realtà, il centro principale della concentrazione, sino a quando la coscienza possa innalzarsi a un piano superiore. (...)

(...) Nel nostro Yoga si fa la stessa cosa (cioè la concentrazione n.e.), non necessariamente tra le sopracciglia, ma in qualsiasi punto della testa o nel mezzo del petto, là dove i fisiologi hanno situato il plesso cardiaco. Invece di concentrarvi su un soggetto, vi concentrate nella testa con una volontà,  un richiamoa che scenda la pace dall'alto, oppure, come fanno certuni, per infrangere la barriera invisibile e permettere alla coscienza d'innalzarsi verso le alte sfere. Nel centro del cuore, ci si concentra nell'aspirazazione ad un'apertura alla presenza dell'immagine vivente del Divino o per qualsiasi altro risultato, Si può fare japa (ripetizione di un nome), ma, in quel caso, bisogna concentrarsi anche sul nome, che deve ripetersi da solo nel centro del cuore. (...)

 

 

Concentrazione sul cuore

(......) Concentrate la vostra coscienza nel cuore ( alcuni lo fanno nel capo o al di sopra di esso) e meditate sulla Madre chiamandola nel vostro cuore, Si può seguire l'uno e l'altro metodo, o ambedue in momenti diversi, secondo la forma che vi si presenta più naturale o che siete portati a fare in quel momento.

Soprattutto all'inizio tranquillizzare la mente è la sola grande necessità, rifiutando durante la meditazione tutti i pensieri e tutti i movimenti estranei alla sadhana. Nella mente tranquilla si compirà una progressiva preparazione per l'esperienza; non spazientitevi però se tutto non si realizza immediatamente; ci vuole del tempo per stabilire nella mente la perfetta tranquillità; dovete perseverare finché la coscienza sia pronta. (...)

 

 

Cosa può avvenire durante la concentrazione

(...) Ci si può chiedere che cosa avvenga del resto della coscienza quando si procede con questo genere di concentrazione locale. Ebbene, essa diventa silenziosa, come in qualsiasi altra concentrazione o, se non lo fa, pensieri o altre cose possono muoversi come se fossero al di fuori di noi, ma la parte concentrata non se ne  occupa e nemmeno li nota, E' ciò che succede quando la concentrazione è ragionevolmente riuscita.

Non ci si deve stancare all'inizio con una lunga concentrazione, se non si è abituati, poiché in una mente stanca la concentrazione perde il suo potere e il suo valore. Ci si può allora distendere e meditare invece di concentrarsi. soltanto quando la concentrazione diventa normale, se ne possono sempre più allungare i  periodi. (...)

(.......) Vi possono essere brevi periodi durante i quali il cuore, in uno stato di quiete, si stacca dai sentimenti comuni in attesa dell'influsso dell'alto; ma non sono stati di aridità, sono stati di silenzio e di pace.(...)

(.......) La prima apertura si ottiene con una concentrazione nel cuore, un'invocazione al Divino perché si manifesti in noi e, attraverso lo psichico, prenda in mano tutta la nostra natura e la diriga. L'aspirazione, la preghiera, la bhakti, l'amore, la sommissione, sono i principali sostegni di questa parte della sadhana, accompagnati dal rifiuto di tutto ciò che ostacola il cammino di quello a cui aspiriamo.

La seconda apertura si realizza con una concentrazione della coscienza nel capo (in seguito al di sopra del capo) e con un' aspirazione, un richiamo, una ferma volontà di far scendere nell'essere la Pace, il Potere, la Luce, la Conoscenza, la Beatitudine (ananda) Divini, Innanzi tutto la Pace o la Pace e la Forza insieme (...)