La sadhana è basata sul fatto che una discesa di forze
dai piani superiori e un'ascesa della coscienza
inferiore ai piani superiori, è il mezzo per trasformare
la natura inferiore, anche se prende molto tempo e la
completa trasformazione può soltanto avvenire con la
discesa supermentale.
(...) La sadhana
del nostro Yoga non procede da alcun insegnamento
mentale fisso, né da forme prescritte di meditazione,
mantra o altro, ma da un'aspirazione, una concentrazione
interiore o diretta verso l'alto, da un'apertura
all'influsso, al Potere Divino al di sopra di noi e alla
sua azione, alla presenza Divina nel cuore, e dal
rifiuto di tutto ciò che è loro estraneo. Solo la fede,
l'aspirazione e la sommissione possono produrre
quest'apertura.(...)
Tapasya - Aradhana - Dhyana
Tapasaya è la concentrazione della volontà, per
ottenere risultati nella sadhana e conquistare la natura
inferiore.
L'aradhana è l'adorazione
del divino. l'amore il dono di sé l'aspirazione al
Divino, l'invocazione del nome la preghiera.
Dhyana è la concentrazione interiore della coscienza, la
meditazione, l'interiorizzazione nello stato stato di
samadhi. Dhyana, tapasya e aradhana sono tutte parti
della sadhana.(...)
Concentrazione
(...)Generalmente la coscienza si diffonde dappertutto.
si disperde e va in questa o in quella direzione, dietro
quel soggetto o qull'oggetto indefinitivamente. Quando
si vuol fare qualcosa di serio, come prima cosa si deve
richiamare a sé tutta la coscienza dispersa e
concentrarsi.
Allora, se si osserva da vicino, si vede che la
coscienza è spinta a concentrarsi in un solo punto, su
una sola occupazione, soggetto o oggetto, come quando si
compone una poesia o un botanico studia un fiore. Il
luogo è generalmente in qualche parte del cervello e del
cuore, a seconda che ci si concentri nel pensiero o nei
sentimenti. La concentrazione yoghica è semplicemente
un'estensione e un'intensificazione della stessa
operazione.(...)
Tipi di concentrazione
(...) >
Si può fare su un soggetto, come quando si fa tratak
(fissare e concentrarsi n.e.) su un punto luminoso; ci
si deve allora concentrarsi in modo da vedere solo quel
punto e non avere nessun altro pensiero.
> Si può
anche dirigere la concentrazione su un'idea, una parola
o un nome: l'idea del Divino, la parola Om, il nome
Krishna, o sull'associazione di un'idea e una parola, o
un'idea e un nome.
>Ma
quando si è più avanzati nello yoga, ci si concentra
anche su un luogo speciale.
>Vi è la
regola molto conosciuta di farlo tra le sopracciglia, e
là che risiede il centro della mente interiore, della
visione occulta e della volontà. Ciò che si deve fare è
pensare intensamente di là all'oggetto che si e
scelto per la nostra concentrazione, oppure di là
cercare di averne un'immagine. Se vi riuscite sentirete
dopo un certo tempo che la vostra coscienza è centrata
in quel punto; per il tempo della concentrazione,
beninteso. Dopo averlo fatto per un certo peridio e
spesso diventerà facile e normale.(...)
La concentrazione nello Yoga integrale
(...)Nel nostro Yoga, il cuore dovrebbe
essere, in realtà, il centro principale della
concentrazione, sino a quando la coscienza possa
innalzarsi a un piano superiore. (...)
(...)
Nel nostro Yoga si fa la stessa cosa (cioè la
concentrazione n.e.), non necessariamente tra le
sopracciglia, ma in qualsiasi punto della testa o nel
mezzo del petto, là dove i fisiologi hanno situato il
plesso cardiaco. Invece di concentrarvi su un soggetto,
vi concentrate nella testa con una volontà, un
richiamoa che scenda la pace dall'alto, oppure, come
fanno certuni, per infrangere la barriera invisibile e
permettere alla coscienza d'innalzarsi verso le alte
sfere. Nel centro del cuore, ci si concentra nell'aspirazazione
ad un'apertura alla presenza dell'immagine vivente del
Divino o per qualsiasi altro risultato, Si può fare japa
(ripetizione di un nome), ma, in quel caso, bisogna
concentrarsi anche sul nome, che deve ripetersi da solo
nel centro del cuore. (...)
Concentrazione sul cuore
(......) Concentrate la vostra coscienza
nel cuore ( alcuni lo fanno nel capo o al di sopra di
esso) e meditate sulla Madre chiamandola nel vostro
cuore, Si può seguire l'uno e l'altro metodo, o ambedue
in momenti diversi, secondo la forma che vi si presenta
più naturale o che siete portati a fare in quel momento.
Soprattutto all'inizio tranquillizzare la mente è la
sola grande necessità, rifiutando durante la meditazione
tutti i pensieri e tutti i movimenti estranei alla
sadhana. Nella mente tranquilla si compirà una
progressiva preparazione per l'esperienza; non
spazientitevi però se tutto non si realizza
immediatamente; ci vuole del tempo per stabilire nella
mente la perfetta tranquillità; dovete perseverare
finché la coscienza sia pronta. (...)
Cosa può avvenire durante la
concentrazione
(...) Ci si può chiedere che cosa avvenga del resto
della coscienza quando si procede con questo genere di
concentrazione locale. Ebbene, essa diventa silenziosa,
come in qualsiasi altra concentrazione o, se non lo fa,
pensieri o altre cose possono muoversi come se fossero
al di fuori di noi, ma la parte concentrata non se ne
occupa e nemmeno li nota, E' ciò che succede quando la
concentrazione è ragionevolmente riuscita.
Non ci si deve stancare all'inizio con una lunga
concentrazione, se non si è abituati, poiché in una
mente stanca la concentrazione perde il suo potere e il
suo valore. Ci si può allora distendere e meditare
invece di concentrarsi. soltanto quando la
concentrazione diventa normale, se ne possono sempre più
allungare i periodi. (...)
(.......) Vi possono essere brevi periodi durante i
quali il cuore, in uno stato di quiete, si stacca dai
sentimenti comuni in attesa dell'influsso dell'alto; ma
non sono stati di aridità, sono stati di silenzio e di
pace.(...)
(.......) La prima apertura si ottiene con una
concentrazione nel cuore, un'invocazione al Divino
perché si manifesti in noi e, attraverso lo psichico,
prenda in mano tutta la nostra natura e la diriga.
L'aspirazione, la preghiera, la bhakti, l'amore, la
sommissione, sono i principali sostegni di questa parte
della sadhana, accompagnati dal rifiuto di tutto ciò che
ostacola il cammino di quello a cui aspiriamo.
La seconda apertura si realizza con una concentrazione
della coscienza nel capo (in seguito al di sopra del
capo) e con un' aspirazione, un richiamo, una ferma
volontà di far scendere nell'essere la Pace, il Potere,
la Luce, la Conoscenza, la Beatitudine (ananda) Divini,
Innanzi tutto la Pace o la Pace e la Forza insieme (...)