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L'ascesa e la discesa
Vi è un aspetto distintivo dello yoga di
Sri Aurobindo. un aspetto estremamente importanrte del
suo sistema: per gli altri yoga ciò che è essenziale è
l'ascesa, ci si allontana gradualmente dal cosmo e si
ascende al di là di esso, con le proprie forze,
capacità, attraverso i propri sforzi di volontà. Qui
invece. scrive Sri Aurobindo, " l'ascesa è il primo
passo, ma è un mezzo per ottenere la discesa.
L'impronta caratteristica, il segno distintivo della
sadhana è la discesa della nuova coscienza raggiunta
nell'ascesa".
Questo discorso della discesa è qualcosa che differenzia
molto lo Yoga integrale di Sri Aurobindo dagli altri
Yoga. Pensiamo alla kundalini, questa forza ascendente
avvolta in se stessa che lo yogi dovrebbe risvegliare e
fare salire fino all'unione con il divino come previsto
dai vari tipi di yoga con i loro articolati esercizi. il
sistema di Sri Aurobindo invece è opposto a questo
metodo, L'abbiamo detto; non una fuga verso l'alto, ma
una trasformazione della vita e della materia; una
trasformazione prodotta dalla forza (la Shakti)
che scende in noi e sostituisce le nostre forze limitate
e non sufficienti per una completa trasformazione
dell'essere umano.
La Madre, la divina Shakti e la grazia
del Supremo
" Due soli poteri possono, mediante la
loro congiunzione, compiere la grande e difficile opera
scopo del nostro sforzo: un'aspirazione costante,
ineluttabile, che chiama dal basso ed una grazia suprema
che risponde dall'alto. Ma, la grazia suprema non potrà
agire che nella luce e nella verità; non potrà farlo
nelle condizione imposte dalla menzogna e
dall'ignoranza. Se dovesse sottomettersi a queste
esigenze, incorrerebbe nel fallimento dei suoi stessi
piani. Ecco le condizioni di luce e di verità, le sole
accettabili dalla più alta forza per la propria discesa;
ed è soltanto la più alta forza supermentale discendente
dall'alto ed aprentesi il passaggio dal basso che può
dirigere vittoriosamente la natura fisica ed annichilire
le sue difficoltà. Occorre un dono di sé totale e
sincero, un'apertura di sé rivolta esclusivamente verso
il potere divino, un'ammissione costante ed integrale
della verità che discende, un costante ed integrale
rifiuto della menzogna, dei poteri e delle apparenze
della mente, del vitale e del fisico che governano
ancora la natura terrestre. Il dono di sé deve essere
totale ed estendersi a tutte le parti dell'essere. Non
basta che lo psichico risponda, che la mente superiore
accetti, che il vitale inferiore si sottometta e che la
coscienza fisica interiore senta l'influsso. Nulla deve
esservi, in alcuna parte dell'essere, neppure nella più
esteriore, che si riservi o si nasconda dietro i dubbi,
la confusione, i sotterfugi, nulla che si ribelli o si
rifiuti. Che una parte dell'essere si sottometta, ma che
un'altra si riservi e segua il proprio cammino, o ponga
le proprie condizioni, allora, ogni volta che ciò si
produce, la grazia divina viene respinta. Se dietro alla
vostra devozione e sottomissione, i desideri, le
esigenze egoiste e le insistenze vitali rimangono
intatte, sostituendosi alla vera aspirazione, o che li
mescoliate ad essa tentando di imporli alla Shakti
Divina, invano invocherete la grazia divina per
trasformarvi. Se aprite alla verità una parte del vostro
essere, e dal lato opposto lasciate aperte le porte alle
forze ostili, è futile sperare che la grazia divina
dimori in voi. Dovete mantenere il tempio pulito se
desiderate che la presenza vivente vi si stabilisca.
(...) Attraverso la sua Shakti, il divino è presente in
ogni azione, in tutto ciò che nell'universo viene fatto,
ma velato dalla sua yoga maya opera nella natura
inferiore attraverso l'ego del Jiva. Anche nello yoga il
Divino è sadhaka. La Shakti rende possibile la Sadhana
mediante la luce, il suo potere, la sua conoscenza, la
sua coscienza, il suo Ananda agenti sull'Adhara
(l'essere fisico), e quando questo si apre a lei,
riversando in esso quelle forze divine che rendono la
sadhana possibile. (...)"
1 Agosto 1927 Sri Aurobindo
Surrender: il dono di sé
Bisogna lasciar lavorare questa forza,
assumere un atteggiamento di abbandono nei suoi
confronti; questo è sostanzialmente il nostro compito.
In fin dei conti non saremo noi a fare lo yoga: se lo
facessimo, allora fortificheremmo il nostro ego. E' solo
il Divino che può fare lo yoga in noi o meglio la Madre
come ci suggerisce Sri Aurobindo. Da parte nostra però
ci deve essere un'aspirazione completa,, integerrima,
estremamente sincera.
E' stato detto che l'atteggiamento di fondo da parte
dell'uomo deve essere quello di abbandono. Questo
termine ricorre spessissimo nelle opere di Sri Aurobindo:
surrender, abbandono. L'abbandono instaura
un modo un modo di vivere che è opposto
all'atteggiamento attivo di ricerca, di sforzo
egocentrico e continue richieste. Scrive Sri Aurobindo:
" Nella sadhana il vero atteggiamento non è quello di
imporre la propria mente e la propria volontà vitale al
Divino, bensì di ricevere la volontà divina e seguirla.
Non dire: ‹‹Ho diritto, mi manca, richiedo, esigo, ho
bisogno della tal cosa, perchè non mi viene concessa?››;
ci si deve invece dare, abbandonare, si deve ricevere
con gioia tutto quello quello che ci viene dal Divino,
senza affliggersi né ribellarsi. E' l'atteggiamento
migliore. Allora riceverete cioò di cui avete veramente
bisogno". Questo è il cuore dello yoga Di Aurobindo.
Se dovessimo riassumere in poche parole tutto il sistema
di Aurobindo, da una parte dovremmo tenere a mente la
sua frase "Tutta la vita è yoga" e dall'altra questa
parola surrender, abbandono, dono di sé,
sottomissione alla Madre divina
" (...) Se vi date al
Divino datevi completamente, senza esigenze, senza
condizioni, senza riserve, affinché tutto in voi
appartenga alla Madre Divina, e nulla sia lasciato
all'ego o dato a qualche altra potenza. Più la vostra
fede,la vostra sincerità e la vostra sottomissione sono
complete, più la grazia e la protezione della madre
divina sono con voi. E quando la grazia e la protezione
della Madre divina sono con voi, chi vi può
toccare, o chi avrete da temere? Anche un poco della sua
grazia vi porterà attraverso tutte le difficoltà, tutti
gli ostacoli e tutti i pericoli. Protetti dalla sua
presenza, potete inoltrarvi senza timore sul vostro
cammino, che è il Suo, incuranti di tutte le minacce,
senza essere colpiti da alcuna ostilità, per quanto
potente esso sia, che venga da questo mondo o dai mondi
invisibili. Il suo contatto può volgere le difficoltà in
occasioni, l'insuccesso in successo e la debolezza
in forza che non viene meno. La grazia della Madre
Divina è il consenso del supremo e presto o tardi, il
suo effetto è sicuro; è una cosa decretata, inevitabile
ed irresistibile."
1 Agosto 1927 Sri Aurobindo |